Dazi e retorica del saccheggio

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Il sostegno ai dazi doganali si fonda sull’illusione che esista un interesse nazionale distinto e superiore rispetto a quello dei singoli cittadini. A questa si accompagna l’evocazione, altrettanto astratta, della bilancia commerciale, una fotografia contabile priva di significato economico autentico.

Dietro questi concetti si nasconde la realtà che a pagare il prezzo dei dazi – e in generale tutte le imposte sugli acquisti – non è uno Stato, ma persone in carne e ossa, imprese che producono, cittadini e famiglie che ricercano la maggiore soddisfazione possibile.

È bene ribadirlo con forza: gli scambi economici avvengono tra individui. Non è la Repubblica Federale di Germania che vende lavatrici alla Repubblica Italiana, né il governo tedesco che acquista prosecco da quello italiano. A incontrarsi sono venditori e acquirenti, produttori e consumatori, ciascuno spinto dalla volontà di ottenere qualcosa che ritiene preferibile rispetto a ciò che cede. Lo scambio è, per definizione, un atto volontario. E proprio in questo risiede la sua giustificazione morale: entrambe le parti, giudicando soggettivamente l’utilità dell’operazione in funzione del proprio tasso di preferenza temporale, la ritengono vantaggiosa. Se così non fosse, lo scambio non avverrebbe! Introdurre un’imposta come il dazio significa distorcere questa dinamica, violarla, ostacolarla. Significa costringere qualcuno a pagare di più per ciò che desidera, a ridurre le quantità, fino a impedirne completamente l’acquisto.

La retorica dell’interesse nazionale e della bilancia commerciale serve, dunque, a mascherare un’operazione predatoria. Sono foglie di fico che coprono l’ipocrisia di chi impone barriere per proteggere rendite, raccattare voti o drenare risorse con cui alimentare apparati parassitari; gli strumenti con cui la politica estorce ricchezza per redistribuirla secondo logiche di potere.

Sostenere e giustificare i dazi per “difendere l’economia nazionale” significa colpire il consumatore e favorire alcuni produttori selezionati, impedire a individui liberi di scegliere ciò che preferiscono. Lo Stato esercita il monopolio della violenza per coartare le scelte volontarie di milioni di persone rifugiandosi dietro truffe semantiche, evocando fantasmi geopolitici e appellandosi alla fallacia dell’autarchia nazionalista.

Il punto è semplice: nessuno Stato può sapere meglio del singolo individuo ciò che è buono per se stesso. Ogni interferenza negli scambi pacifici e volontari è un atto di violenza. I dazi non sono strumenti di politica economica. Sono strumenti di saccheggio.

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