La temperatura media globale è una delle grandezze più citate nel discorso pubblico sul clima, ma è anche una delle più fraintese e, a rigore, prive di significato fisico. La sua apparente semplicità numerica nasconde una costruzione artificiale, frutto di convenzioni, approssimazioni e arbitrarietà metodologiche. Dal punto di vista della fisica, infatti, non esiste una “temperatura media del pianeta” che possa essere trattata come una grandezza reale, osservabile e misurabile in modo diretto.
Il primo errore nasce dalla natura stessa della temperatura: essa è una grandezza intensiva, non estensiva. Le grandezze estensive – come massa, volume, energia – si sommano tra loro quando si combinano più sistemi. Le grandezze intensive – come temperatura, pressione, densità – no. Sommare o mediare temperature misurate in luoghi diversi dello spazio fisico non ha alcuna validità termodinamica, perché la temperatura non si conserva, non si somma, e non si media come se fosse una quantità scalare aggregabile.
Ma non è solo un problema di classificazione teorica. In pratica, ogni misurazione di temperatura è legata a un contesto specifico: altitudine, umidità, pressione, copertura del suolo, esposizione al sole, circolazione atmosferica. Una temperatura di 25°C in un deserto arido non equivale a 25°C in una foresta tropicale. Mediarle aritmeticamente equivale a sommare grandezze non omogenee, violate nei presupposti spaziali, ambientali e strumentali. In fisica, è regola elementare: si sommano solo grandezze della stessa natura, nelle stesse condizioni.
Anche la rappresentazione grafica della temperatura da parte dei meteorologi smentisce l’idea stessa di media globale. Le mappe meteorologiche usano isoterme, linee che uniscono punti con uguale temperatura. L’obiettivo non è ottenere un numero medio, ma rilevare le differenze, i gradienti, le discontinuità termiche. È la variazione nello spazio a essere significativa, non il valore medio. Nessun meteorologo descriverebbe l’evoluzione del clima con una temperatura globale media; nessun modello atmosferico la utilizza per fare previsioni.
Infine, sul piano teorico, esiste una letteratura scientifica che ha sollevato critiche precise e rigorose a questo concetto. Nel saggio Does a Global Temperature Exist? (Essex, McKitrick, Andresen, 2007), pubblicato sul Journal of Non-Equilibrium Thermodynamics, gli autori dimostrano che una temperatura media globale è matematicamente mal definita e fisicamente priva di senso in un sistema complesso e fuori dall’equilibrio come l’atmosfera terrestre. La temperatura, affermano, è una proprietà locale, e trattarla come aggregato globale è una forzatura senza base teorica.
In conclusione, la temperatura media globale è un numero costruito, non una misura fisica. Può avere utilità come indicatore convenzionale, ma non va confuso con una grandezza reale. Pretendere di fondare un’intera narrazione climatica su un parametro privo di significato fisico è un errore che nessuna sofisticazione statistica potrà mai correggere.

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